TUMORE DELLA PROSTATA

Il tumore della prostata è uno dei più comuni tra gli uomini, è una neoplasia a lenta crescita (tranne in particolari casi in cui l’evoluzione è estremamente veloce e tende ad estendersi oltre l’organo) e l’aumento volumetrico della ghiandola non è strettamente correlato alla presenza di neoplasia ma spesso a una iperplasia prostatica responsabile dei disturbi minzionali tipici dell’uomo sopra i 50 anni.

Fattori di rischio per la presenza della neoplasia sono:

  • l’età superiore ai 65 anni
  • la razza: gli uomini di colore sono più colpiti rispetto ad altre razze
  • la familiarità
  • l ‘obesità
  • dieta scorretta ricca di grassi

La prevenzione prevede di avere un corretto stile di vita dietetico e non solo, periodici controlli urologici con dosaggio del PSA

DIAGNOSI

Spesso la diagnosi è incidentale dosando il PSA oppure durante una visita urologica si apprezza una nodularità della ghiandola che non dà sintomi. La diagnosi viene fatta mediante l’agobiopsia prostatica transrettale, che si esegue in regime ambulatoriale, dove previa anestesia locale vengono effettuati dei prelievi random della ghiandola oppure mirati in determinate zone Tale procedura mi permette di avere un esame istologico che in caso di positività mi definisce il tipo ed il grado di neoplasia dell’organo.

Oggi esiste anche agobiopsia Fusion che si caratterizza per la sua precisione dei prelievi e che prevede l’esecuzione di prelievi mirati in zone segnalate alla risonanza magnetica prostatica. Tale tecnica prevede il caricamento delle immagini della risonanza e guida l’operatore che esegue la biospia nel campionare zone esatte in cui è fortemente sospetta la presenza del tumore.

Una volta confermato all’esame istologico la neoplasia il paziente deve eseguire una stadiazione che consiste nell’esecuzione di:

  • -tac addome con e senza mezzo di contrasto: permette di valutare se la neoplasia si è estesa oltre la ghiandola e quanto.
  • -rx torace: per valutare l’estensione della neoplasia ai polmoni. Spesso tale esame viene superato dalla tac torace con mezzo di contrasto eseguita contestualmente alla tac addome.
  • -scintigrafia ossea total body: serve per valutare la presenza o meno di metastasi ossee secondarie alla neoplasia.


Negli ultimi tempi si può ricorrere, se non eseguita, anche all’esecuzione della risonanza magnetica prostatica per valutare l’estensione della malattia, i suoi rapporti con gli organi circostanti così da avere il miglior approccio chirurgico avendo nota l’anatomia. La PET colina mi permette di valutare la presenza della malattia ma soprattutto è molto utile nel rilevare la presenza di recidiva biochimica di malattia.

TERAPIA MEDICA

I trattamenti del carcinoma prostatico variano in base all’età, alle comorbidità del paziente e al tipo di istologico ed estensione della neoplasia e possono essere:

  • sorveglianza attiva: il paziente si sottopone a periodici controlli e ristadiazione di malattia
  • vigile osservazione: il paziente si sottopone a controllo medico periodico con PSA e si decide di intervenire solo in presenza di sintomi eclatanti di patologia
  • chirurgia: trattamento di elezione se la patologia neoplastica è organo confinata e l’intervento previsto e quello di asportazione della ghiandola prostatica e dei linfonodi loco regionali. La tecnica chirurgica che si adotta può essere open, robotica o laparoscopica e la scelta varia sia dalla neoplasia e sua estensione sia dal centro di riferimento che viene scelto per sottoporsi all’intervento. Gli effetti collaterali a lungo termine di questa scelta possono essere l’impotenza e l’incontinenza urinaria
  • radioterapia: si prevede la distruzione delle cellule neoplastiche mediante raggi x mirati all’organo. Può essere eseguita come prima scelta di trattamento oppure come trattamento successivo a chirurgia in caso di presenza di recidiva biochimica. Gli effetti a lungo termine di questa scelta possono essere proctiti, cistiti attiniche e disturbi minzionali degni di nota.
  • chemioterapia: può essere scelta come prima scelta nei pazienti metastatici o come terapia di affiancamento alla radioterapia oppure come seconda linea di trattamento dopo chirurgia.

È importante il ruolo della chemioterapia nelle neoplasie prostatiche resistenti alla castrazione.